Fatemeh Karimi è una studentessa iraniana che, come tanti altri, sta vivendo questi giorni di paura, rabbia ed emozioni. Giorno per giorno, riferisce sul nostro sito quello che vede e sente, quello che vedono e sentono i suoi amici. Fatemeh scrive anche sul sito "AgendaComunicazione.it" che da tempo si occupa dei temi dell'informazione e che dà molta attenzione alla vicenda iraniana.

TEHERAN - Non è facile fare uscire questi pensieri e queste notizie, non è facile nemmeno comunicare tra noi. Non è opportuno uscire di casa: ci sono guardie armate ovunque. Si cerca chiunque abbia anche solo l'aspetto di essere potenzialmente un nemico del regime. Il rischio è di essere coinvolti in sparatorie o pestaggi. Bisogna stare attenti a tenere in mano il proprio telefonino oppure una macchina fotografica.
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La repressione del movimento di opposizione in Iran riguarda anche la repressione del movimento femminista iraniano. Un movimento che nei recenti anni ha conosciuto una enorme fioritura. Contrariamente a quanto riportato dai media, focalizzati solo sulla figura di Zahra Rahnavard , la moglie del candidato riformista Mousavi, l'attivismo politico femminista non è una scoperta dell'ultim'ora in questro paese dalla storia millenaria. Le donne iraniane iniziarono a muovere i primi passi sulla scena pubblica sin dai primi del '900, partecipando alla rivoluzione costituzionale del 1906. Nel 1979 furono le donne a costituire il supporto chiave alla rivoluzione islamica. Durante gli anni che seguirono, le donne si impegnarono in una battaglia più o meno silenziosa per cambiare "da dentro" le leggi che più le discriminavano: il movimento femminista si ritirò a favore di un impegno civile "normalizzato".

Ma l'era di Ahmadinejad ha rappresentato un enorme balzo indietro per lo status e il ruolo della donna in Iran.

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